Porta la firma di Niccolò Medownloadroni, neolaureato in Economia e Gestione Aziendale alla Bocconi di Milano, il progetto di ricerca – impostato sulla rielaborazione dei dati dell’ente Startupbusiness -, che, analizzando età, provenienza, titoli di studio e tipo di società, delinea i tratti basilari dello startupper nostrano.

Dall’indagine elaborata dal giovane ricercatore universitario emerge il profilo medio dello startupper italiano che per lo più è maschio (87%), sui trent’anni (41%), proviene dal nord della penisola (60%), e opera sul web e nell’ambito dell’Information Technology (50%).

Geniale, promettente, tendente alla parcellizzazione e al nanismo industriale, insofferente alla burocrazia, “corrisponde perfettamente alla cultura e al mercato del lavoro della penisola”.

Più del 70% di questo corpus di imprenditori in erba è costituito da neolaureati o laureati in management o ingegneria con almeno tre mesi di esperienza di lavoro all’estero alle spalle, gli altri sono “imprenditori seriali” che hanno accumulato diverse esperienze e imprese.

Il 42% dei progetti delle startup italiane nascono dal “brainstorming” – cioè producendo idee, affrontando creativamente le criticità e creando soluzioni -, con colleghi e amici.

E difatti le nostre startup sono in gran parte costituite da staff molto piccoli, composti da 2 o al massimo 4 persone (parenti o amici), perché il principale team-building sono le amicizie nate in ambito accademico, cosicché le diverse specializzazioni di ciascuno si fondono nell’idea fondativa della startup.

Oltre il 40% dei progetti concerne l’innovazione ma, anche laddove questi presentino concretamente grandi cambiamenti, nella maggior parte dei casi sono destinati a fallire per la mancanza di sostegno economico.

Gli ostacoli burocratici e la difficoltà a reperire partner economici sono lo spauracchio di molti giovani startupper italiani, il 30% dei quali per favorire la propria impresa sfrutta l’esperienza degli incubatori.

Esperti, capaci, istruiti, promettenti, autofinanziati i giovani imprenditori italiani sfortunatamente soffrono a causa di un mercato di capitali asfittico.

Quindi si rivelano assai predisposti alla presentazione dei business plan e il 35% di loro partecipa a competition, pitch – le presentazioni che mirano a convincere un investitore a credere in un progetto – e a tutte le occasioni in cui è possibile ottenere visibilità e confrontarsi con i colleghi.

 

 

Michela De Minico
Michela De Minico
Laureata in Lingue e Civiltà Orientali ho lavorato come direttrice scolastica e al contempo come responsabile marketing e rapporti con l'estero presso una S.p.a. Come freelancer mi occupo di traduzioni specialistiche e attualmente lavoro altresì come articolista per una testata online e come blogger.

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