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Startup italiane, una su due è in Lombardia e il turismo è l’eccezione

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Il quadro aggiornato dell’imprenditoria innovativa in Italia e il documento riassuntivo del Mise che spiega requisiti e agevolazioni per le imprese e per gli incubatori certificati

Le startup innovative sono formalmente una realtà dal 2012, quando il Decreto Crescita 2.0 è stato convertito in legge dal Parlamento. Da allora ad oggi, in poco più di due anni e quattro mesi – vedi il contatore nell’infografica – 3.796 società si sono iscritte al registro delle startup innovative: una media di 135 nuove iniziative ogni mese, più di quattro al giorno. In anni in cui la crisi ha fatto abbassare la saracinesca a tante realtà imprenditoriali nel nostro Paese. L’infografica che presentiamo sotto riassume i passaggi fondamentali della policy, chi e dove sono le startup italiane e ricordare quali sono i requisiti per lo status (e i relativi benefici) sulla base di un documento pubblicato dal Ministero per lo sviluppo economico.

 

STARTUP INNOVATIVE: LA POLICY

Il Decreto Legge 179/2012, più conosciuto come Decreto Crescita 2.0, è definito la “pietra miliare” della normativa a favore di nuove imprese innovative ad alto valore tecnologico. Per la parte sulle startup, ben otto articoli dedicati, il provvedimento prende spunto dai lavori di una task force di 12 esperti presso il Mise e dal rapporto Restart, Italia!, scaricabile qui. Così il governo prova a sostenere l’imprenditoria innovativa (creare lavoro e attrarre capitali dall’estero). Ci sono poi altri due provvedimenti che si inseriscono nel filone del Decreto Crescita 2.0: il Decreto Lavoro e l’Investment Compact, che rispettivamente nel 2013 e nel 2015 affinano il corpo di misure a favore delle startup.

LOMBARDIA COME SILICON VALLEY?

Il 56,7% delle startup innovative italiane ha sede nelle regioni del nord, Lombardia in testa con 807 realtà. Al centro e al sud le nuove imprese sembrano invece preferire rispettivamente Lazio e Campania, con Roma e Napoli anche tra le province più densamente popolate (303 e 112 startup registrate). Molte di queste realtà nascono e crescono all’interno di incubatori e acceleratori d’impresa. Il Mise ne ha certificati 29 in tutto il Paese (strutture cioè che soddisfano una serie di requisiti in termini di locali, management e attrezzature disponibili): 9 di questi si trovano in Lombardia mentre molte regioni del sud (Campania, Puglia, Calabria, Basilicata) non ne hanno nemmeno uno. Secondo la legge anche gli incubatori certificati beneficiano di alcune delle agevolazioni previste per le startup innovative.

AAA STARTUP DEL TURISMO CERCASI

Alle startup italiane piace soprattutto il settore dei servizi: più di 2.800 svolgono attività di produzione software, R&D, servizi d’informazione, architettura e ingegneria, consulenza scientifica o aziendale. Seicentocinquantuno hanno scelto il macro-settore dell’industria e artigianato e, dato trasversale, ben 431 startup innovative lavorano nel campo della smart energy; seguono poi alcuni casi nel campo del commercio (157). Nonostante la fortevocazione turistica del territorio italiano, sono appena 15 quelle che provano a valorizzare il patrimonio storico-artistico-culturale italiano attraverso l’innovazione tecnologica. Fanalino di coda l’agricoltura, con 13 startup registrate.